Tassazione dei Giochi superiore al 70%. “Lo Stato non può più prelevare soldi dalla filiera e poi soffocarla”

Domenico Distante, numero uno di Sapar, alla vigilia di Enada, la rassegna nazionale Sapar, che si sta tenendo in questi giorni a Roma, ha parlato chiaramente al Governo, chiedendo di aprire un dialogo positivo e costruttivo con le associazioni di categoria per discutere del riordino, sempre più urgente, del comparto del gioco pubblico.

Distante, senza mezzi termini, ha auspicato ad una maggiore attenzione da parte del Governo nei confronti del sistema del gioco pubblico: “Noi ci dichiariamo pronti al confronto con tutte le categorie di settore, pur di arrivare ad una regolamentazione nazionale condivisa, attesa per due anni e non più rinviabile” -ha detto in una nota.

Distante ha sottolineato come, Sapar e le altre associazioni, non vogliano essere più considerate ammortizzatori sociali né tantomeno essere trasformate in bancomat di Stato, da cui poi attingere per finanziare il Welfare: “Siamo vittime delle manovre di assestamento del bilancio che stanno falcidiando imprese, operatori e gestori della filiera, costretti a subire indiscriminati aumenti della tassazione attraverso una progressiva pressione fiscale non più sostenibile, a esclusivo danno di migliaia di lavoratori e imprese del settore. Se il Governo intende assestare il colpo finale al comparto, lo dica chiaramente!”.

Distante ha fatto riferimento anche ai 150mila lavoratori della filiera terrestre e del comparto dei casinò online che, impotenti, non possono che assistere alla riduzione dei ricavi. Di Riordino non se ne parla, ma l’invito di Distante è a far chiarezza, anche in attesa del decreto di attuazione, che doveva essere emanato dopo l’accordo raggiunto nella conferenza Stato Regioni 2017.

Distante non ha trascurato nessuno, compresi i gestori: “Necessitano di un riconoscimento giuridico” – ha detto, aggiungendo anche che i nulla osta “rappresentano una questione che va definitivamente risolta, poiché crea uno sbilanciamento nella relazione concessionari-gestori”.

Insomma il messaggio è chiaro: il limite è stato superato, lo Stato non può più prelevare soldi dal gioco e poi soffocarlo, girando a modo proprio la questione della lotta alle dipendenze da gioco patologico (a tal proposito vi invitiamo a leggere il parere della Dott. Ciocci sulla ludopatia): “Lo scenario appare terrificante. Le voci circolanti sui mezzi di informazione sull’ipotizzato ulteriore aumento della tassazione (Preu) a carico del sistema del gioco pubblico, quello legale e autorizzato dallo Stato, per il reperimento di circa un miliardo a fronte di circa 9 miliardi necessari per il riequilibrio della spesa pubblica, non possono che gettarci nello sconforto” – ha aggiunto Distante. L’aumento del prelievo fiscale e consequenzialmente della tassazione sul gioco, infatti, potrebbe rappresentare il definitivo colpo di grazia, sostiene nella sua analisi Distante, con pesanti ripercussioni sul settore, i cui margini continuano a diventare più bassi per quel che riguarda i ricavi. E soprattutto per le piccole-medio imprese che ogni anno devono corrispondere allo Stato oltre 10 miliardi di euro.

Prosegue, nella sua nota, Distante: “L’incidenza di questa paventata azione prelude a scenari drammatici per la perdita degli investimenti e la cancellazione di decine di migliaia di posti di lavoro. È opportuno ricordare che nel giro di un anno le coperture per il decreto Dignità (oltre un miliardo e mezzo in più di tasse) hanno ridotto del 27 percento i ricavi. Per fare chiarezza e fornire uno spaccato reale sul Preu (prelievo erariale) delle Awp, gli operatori del gioco nel 2018 hanno versato all’Erario 4,7 miliardi dei 10 totali versati dal comparto, vale a dire il 47,2 percento delle entrate erariali derivanti dal sistema-gioco. Prelievo che è pari al 21,60 percento ma che aumenterà al 21,75 a decorrere dal 1° gennaio 2021. Cifra che sommata all’Irpef e altre tasse d’impresa porta ad una tassazione effettiva del 70 percento a cui vanno considerati ulteriori costi aggiuntivi dei Nod (+100 euro) e il raddoppio del costo dei Noe (100+100 euro). La tassazione effettiva arriva in questo modo al 71,5 percento. La sistematica ricorrenza agli aumenti sulla base delle notizie di stampa porterebbe al collasso di migliaia di piccole e medie imprese del settore con un indebolimento dell’intera filiera, generando quale diretta conseguenza una consistente riduzione delle entrate erariali. Insomma questo gioco rischia di non valere la candela a discapito dei cittadini e degli utenti”.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *