Cannabis e gambling: due pesi, due misure differenti

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by Massimiliano Riverso
9 days ago 0 36
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Quando si parla di erba, nel mondo del calcio, è difficile sbagliare: ci sono centoventi metri circa in lunghezza e novanta in larghezza, un intero prato su cui le due squadre si danno battaglia. Eppure in Serie A, oggi, c’è una nuova erba e – al di là della fin troppo facile ironia – sta già cambiando le regole. Del gioco? No, delle sponsorizzazioni. Ma procediamo con ordine.

JustMary è uno dei principali distributori – in sede e online – di cannabis light nel nord Italia. Quella legale, per intenderci. Da qualche tempo è sbarcato nel business della Serie A e ha stretto accordi commerciali con tre società: Verona, Sampdoria e Udinese. Il logo di JustMary campeggia trionfante negli impianti di Serie A, con tutti gli strascichi che ha portato con sé. È perfettamente legale, sia chiaro: la legge 242 del 2017, infatti, ha reso possibile la coltivazione e il consumo di cannabis con una percentuale di THC – l’attivo psicogeno – inferiore allo 0.2%. Da lì in poi è diventata un’attività in espansione: crescono i brand, le diverse qualità, i clienti. La cannabis light piace a tutti: i clienti spesso sono adulti, informati e cercano solo una sana dose di relax. E ora la realtà della cannabis light, ancora nascosta per gran parte all'opinione pubblica, arriva anche in Serie A.

La cosa non è piaciuta a tutti e, come pronosticabile, ha suscitato scompiglio. Le prime polemiche sono arrivate a Verona, dopo la gara dell’Hellas contro l’Udinese. Il deputato leghista Comencini ha fortemente stigmatizzato questa partnership tra la società scaligera e l’attività distributrice di erba light. D’altronde la lotta alla cannabis, anche quella legalizzata, ha sempre rappresentato uno dei cavalli di battaglia del Carroccio.

Altre polemiche si sono aperte nel mondo del gambling, un settore da sempre fondamentale nel calcio. Le scommesse sportive da anni rappresentano una delle irrinunciabili passioni degli italiani e il mondo del calcio ne ha giovato fino al 2018. Da allora, infatti, il Decreto dignità firmato dal governo Conte I ha vietato qualsiasi accordo di sponsorizzazione tra agenzie di scommesse, media e anche squadre e atleti. Il governo gialloverde, caduto poi ad agosto 2019, ha posto un freno ad un business da 200 milioni per il calcio italiano.

Viene da domandarsi perché lo stesso trattamento non venga riservato alla cannabis. Anche perché le intenzioni del Decreto dignità erano di tipo medico: l’obiettivo era quello di ridurre drasticamente il pericolo ludopatia.

Non è servito. I dati dell'Agicom infatti raccontano come tra il 1 luglio 2019 e il 29 febbraio 2020, la raccolta delle scommesse sportive sia cresciuta da 1,03 a 1,2 miliardi di euro. Certo, il lockdown successivo non ha aiutato le scommesse sportive, ma il dato è comunque notevole.

La filiera del gambling è allarmata: gli effetti non si sono visti e anzi hanno rappresentato una perdita di 200 milioni per il calcio italiano. Tanto infatti valevano gli investimenti in pubblicità da tutte le società operanti nel settore. Nel calcio avevano assunto un ruolo sempre di maggior rilievo, sponsorizzando intere leghe, diventando partner di svariate squadre. Nella pubblicità sui media sportivi il betting aveva spesso salvato diverse realtà editoriali in crisi.

Indietro non si torna: anche la Spagna presto seguirà l’esempio dell’Italia. Con le conseguenti polemiche: sulle scommesse e sulla cannabis light. Chi offre di più?

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