Donald Trump, la storia del suo impero di casinò

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by Massimiliano Riverso
1 month ago 0 81
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Non solo ex presidente Usa, Trump è anche protagonista di un’altra storia: quella che la vede imprenditore di casinò

Prima di diventare il Presidente degli Stati Uniti o di essere il protagonista principale di un reality, Donald J. Trump fu considerato il salvatore di Atlantic City. I suoi piani per rilanciare la città investendo in case da gioco e hotel ovviamente piacquero a molti, in New Jersey e non solo. Oggi, a 30 anni di distanza, alcuni suoi comportamenti dell’epoca sono finiti al centro delle critiche.

Trump partecipò a diversi progetti molto importanti a NYC, tra cui la trasformazione del Commodore Hotel nel Grand Hyatt, la costruzione della Trump Tower e la ricostruzione della pista di pattinaggio a Central Park nei primi anni 80. Con la crescita del volume di affari e della popolarità personale, Trump iniziò ad allargare i suoi interessi ad altri campi d’investimento, come il lecensing del proprio nome per prodotti come i giochi da tavolo e l’acquisto di una franchigia nell’United States Football League, un competitor della NFL.

Dopo aver mosso i primi passi nel settore immobiliare grazie all’aiuto del padre, negli anni ottanta Donald Trump investì massicciamente nel settore dei casinò, concentrandosi in particolar modo su Atlantic City. Nel 1984, il primo elemento del suo “trittico” fu l’Harrah’s at Trump Plaza, rinominato poi semplicemente Trump Plaza, a cui seguì il Trump’s Castle Casino Resort l’anno dopo e il famosissimo Trump Taj Mahal nel 1990, casinò che in quel momento diventò la più grande sala da gioco al mondo.

Fu il momento di massimo splendore dell’impero di Donald Trump nel gioco, tanto che in quel periodo l’imprenditore acquistò persino i New Jersey Generals, una squadra dell'ormai scomparsa U.S. Football League; Mar-a-Lago, un’enorme magione di 118 stanze a Palm Beach, in Florida; uno yacht di 85 metri, il secondo più grande al mondo, rinominato Trump Princess; una compagnia aerea della East Coast, rinominata Trump Shuttle.

Quando l’economia americana entrò in recessione, nel 1990, molti degli affari di Donald Trump nel gioco, casinò compresi, andarono in crisi.

La crisi dell'impero Trump

Ben presto, Trump si ritrovò in difficoltà a pagare i suoi debiti di circa 5 miliardi di dollari, 900 milioni dei quali garantiti da lui stesso in persona. L’imprenditore fu così costretto a vendere la sua Trump Shuttle, acquistata da US Airways nel 1992, e a vendere il suo Trump Princess. Nonostante una profonda ristrutturazione del debito, il Trump Taj Mahal dichiarò bancarotta nel 1991, mentre gli altri due casinò, e il Plaza Hotel di New York, fecero lo stesso l’anno dopo. Secondo un’inchiesta della CNN, nel 1996 la società di Donald Trump aveva contratto debiti per 1,7 miliardi di dollari.

Anche la rinascita di Atlantic City era destinata a rimanere un sogno. Nel 2004 anche THCR fu costretta a dichiarare bancarotta e ristrutturare il proprio debito. L’accordo trovato con i creditori prevedeva la riduzione del pacchetto azionario di Trump dal 56 al 27%: il nome della società fu nuovamente cambiato, questa volta in Trump Entertainment Resorts (TER).

Un anno dopo, Trump vendette il suo casinò in Indiana e abbandonò ogni piano di allargamento nel settore. Nel 2007, il mancato accordo tra le parti fece saltare la vendita della società a investitori esterni. Nonostante massicci tagli nella gestione di hotel e casinò, l’azienda dichiarò fallimento per la quarta volta nel 2009, pochi giorni dopo le dimissioni di Trump da presidente della stessa: il suo pacchetto azionario venne ulteriormente ridotto al 10%.

La difesa dei suoi fallimenti e la rinascita di Trump

Da quel giorno, l’imprenditore statunitense non fu più parte attiva di una società di gestione di casinò. In seguito, nel corso della sua campagna presidenziale, Trump era solito dire di non aver mai dichiarato bancarotta personalmente e che delle dozzine di settori nei quali è attivo, quello del gioco d’azzardo fu l’unico nel quale incontrò alcuni problemi.

In realtà, Donald Trump ha sempre difeso il suoi casinò, affermando come le voci sulle difficoltà e i crack economici fossero soltanto, per l’appunto, voci. In un tweet pubblicato sul suo account, nel 2014, l’imprenditore dichiarò di non essere mai fallito e di aver guadagnato dall’industria del gioco di Atlantic City “più di 10 miliardi di dollari”.

La situazione migliorò sul finire del decennio, con il rimbalzo dell’economia americana e soprattutto la decisione della Deutsche Bank tedesca di stabilire la sua presenza nel mercato immobiliare made in USA. La Deustche Bank estese centinaia di milioni di dollari di crediti nei confronti di Trump. Quel denaro fu utilizzato per alcuni progetti come la Trump World Tower di New York e la Trump International Hotel and Tower di Chicago.

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