Fuga da Gibilterra, come cambia il panorama del gambling internazionale

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by Massimiliano Riverso
9 months ago 0 1570
Gaminginsider-News-Fuga casino online Gibilterra

Con l’uscita del Regno Unito dall'Unione Europea cambia anche l’importanza e il ruolo di questo paradiso fiscale.

“Natale a Malta”, oppure “Fuga da Gibilterra". Non è il nome del prossimo successo cinematografico ma la realtà dei fatti per quanto riguarda il gambling. Stando alle ultime notizie infatti ben 15 aziende di gioco d’azzardo online con sede a Gibilterra, che rappresentano dal 75% all'80% del mercato britannico dei giochi online, hanno aperto una sede a Malta, nazione che già ospita colossi come StarCasinò e StarVegas.

Tutta colpa della Brexit e soprattutto dell’ultima sentenza emessa dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea pubblicata nei giorni scorsi, con i quali si sciolgono i dubbi sollevati dalla Corte Suprema Britannica. In questo testo, infatti, si legge come Regno Unito e Gibilterra debbano essere considerati come un unico Stato membro per la libera prestazione di servizi.

Una decisione che avalla il nuovo sistema fiscale del Regno Unito, che ha deciso di imporre una tassa agli operatori di gioco con sede a Gibilterra i quali offrono servizi a distanza ai cittadini britannici. Per questo le aziende del settore dei giochi, che hanno sede in Gibilterra, come per esempio 888Casino, adesso perderanno parte della fiscalità privilegiata che fino a poco tempo fa aveva attratto diversi operatori verso il Peñón. Dove sorgevano le Colonne d’Ercole, infatti, la tassazione generale delle società era del 10% e quelle legate al gioco pagano solo l'1% dell'importo scommesso o vinto.

Si apre una nuova era per Gibilterra, costretta ad adattarsi ai regimi fiscali stabiliti a Londra nel 2014: ovvero un aumento della tassa al 15% sull'importo giocato dai clienti del Regno Unito, che rappresentano circa l'80% dei suoi consumatori. Il settore dello stato, inoltre, sarà bloccato fuori dall'Unione Europea, con i territori spagnoli che tornano a fare paura.

Albert Isola, avvocato e politico di Gibilterra, membro del Partito socialista laburista di Gibilterra, ha reso noto che solo l’8% del settore finanziario di 2,35 miliardi di sterline ($ 3,04 miliardi) di Gibilterra è legato all'UE, il resto deriva dalla Gran Bretagna: “Siamo 32.000 persone e solo nel Regno Unito ci sono affari più che sufficienti”. Acqua sul fuoco, insomma, con gran parte degli esperti che riferiscono come questa nuova situazione può dare a tutto il settore un’opportunità di crescita e di cambiamento, spostando il proprio interesse, magari su aree nuove come la blockchain. Difficoltà nell'immediato, però, ci saranno. Lo conferma lo stesso Isola: “Dobbiamo vedere come funziona. Siamo pienamente consapevoli che qualsiasi accordo tra Regno Unito e UE avrà un contributo spagnolo nella misura in cui riguarda Gibilterra e dobbiamo vedere come va”.

Fondamentale, insomma, sarà soprattutto il mantenimento della “fluidità di frontiera”, elemento fondamentale per un settore finanziario che rappresenta il quinto della produzione economica dello stretto di Gibilterra.

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