Il gioco tema di campagna elettorale, intanto chiudono i Casinò: cosa fa la politica?

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by Massimiliano Riverso
5 days ago 0 17
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La deadline è fissata a domenica venti settembre: si vota, per le elezioni regionali. Nella fattispecie saranno interessate realtà come Liguria, Val d’Aosta, Veneto, tra le tante. E a livello amministrativo Campione d’Italia e Venezia. Si tratta praticamente del gotha del gaming italiano, territori che a vario titolo ospitano i casinò. E su cui si voterà, per il futuro di Regioni e Comuni. Se il Veneto e la Liguria hanno un interesse sui casinò indiretto, essendo gli edifici proprietà di Sanremo e Venezia rispettivamente, la Val d’Aosta e Campione d’Italia invece possiedono la licenza per l’esercizio del gioco d’azzardo.

Per queste regioni i casinò sono materia importante e delicata, oltre che tema di campagna elettorale. Anche e soprattutto ora, quando le case da gioco soffrono eccome per la situazione scatenata dalla pandemia da Coronavirus. Ma il problema è che non è solo il Covid-19 il nocciolo della questione: per quanto dannosa, la pandemia è stata generale e grave a tutti i livelli. Che poi la pandemia si sia abbattuta sul gioco italiano, da sempre vittima delle angherie istituzionali, è un altro paio di maniche.

In ciascuno di questi contesti si vivono problemi quotidiani. Come a Sanremo, dove ci si era organizzati per una ripartenza rapida all’indomani dell’autorizzazione e del via libera. Lo stesso casinò aveva ed ha in programma una serie di iniziative per l’imminente autunno. Ma alla pandemia si è aggiunta tutta una serie di problematicità peculiari, molto gravi.

Campione d’Italia, invece, è ormai chiuso dal luglio 2018 ed ad oggi nessun punto di incontro è stato trovato per la ripartenza di una pietra miliare del gaming italiano. Eppure la storia del Casinò ha caratterizzato l’attuale campagna elettorale, aumentando una attenzione già alta ed esponenzialmente cresciuta dopo che il Viminale ha sottolineato che occorrerà prima chiudere tutta la vicenda relativa al fallimento, al momento in discussione in Cassazione. Tutt’altro che una apertura, in questo senso, a scapito di chi si aspettava un intervento miracoloso del Sindaco. Ad un problema del genere, nemmeno la Presidenza del Consiglio può intervenire.

Il casinò, intanto, è fallito. Nonostante la sentenza, annullata, facesse capire il contrario. Ed a questo si aggiunge un’altra, cattiva notizia.

Il Casinò di Saint-Vincent è sullo stesso percorso di Campione d’Italia, avendo ben due istanze di fallimento a pendere come una spada di Damocle. Una risponde al nome della Procura di Aosta, l’altra invece fa riferimento a due creditori insoddisfatti. Ad Aosta, tuttavia, il tema casinò ha toccato poco e niente la campagna elettorale: tutti si sono limitati a lavare le mani della politica. Mentre si attende l’esito giudiziario, centinaia e centinaia di lavoratori hanno ormai visto la compromissione tangibile del proprio futuro.

Politiche e politiche che, nel caso dei giochi, hanno più o meno gli stessi effetti. Né Campione d’Italia né Saint Vincent possono permettersi di rinunciare alle proprie case da gioco. La palla è tutta nelle mani della politica locale, che dovrà occuparsene con meticolosità e mostrandosi peraltro brava a trovare percorsi di sviluppo che possano portare a risultati concreti. La montagna da scalare, se non si fosse capito, è di quelle alte. Altissime.

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