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by Massimiliano Riverso
Aggiornato: 1 mese fa 84
Gaminginsider-News-No Vax

Nel corso della presentazione tenutasi la scorsa settimana in occasione della pubblicazione Libro Blu 2020 da parte dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, vi è stata l’occasione di far luce anche sulla situazione del comparto del gioco pubblico.

Al dibattito hanno partecipato numerosi ministri, tra cui il Ministro Speranza, Luciana Lamorgese e come Luigi Di Maio, un antagonista del settore di lunga data. Autore del decreto “Dignità” che non solo ha aumentato le tasse al gioco terrestre e vietato la pubblicità di ogni forma di gioco, ha tolto la dignità a tutti i lavoratori del settore. Alimentando il clima di odio e intolleranza nei confronti dell'intera industria italiana del gaming, Di Maio è stato il principale detrattore del gioco in Italia e sostenitore della linea “no-slot”.

Allo stesso Movimento appartiene anche l'attuale presidente della Camera Roberto Fico, il quale proprio in tale occasione ha lanciato un appello al Governo e al Parlamento: “trovare un equilibrio fra gli interessi dell'Erario e la tutela dei cittadini dal rischio di ludopatia”. Fico ha poi ricordato l'esistenza di un “quadro frammentario della regolamentazione del comparto, per l'assenza di una visione organica del legislatore” per poi invitare a “valutare con urgenza un riordino che contemperi la tutela della salute dei cittadini con le esigenze dell'Erario, ponendo in equilibrio fra due istanze”. All’appello è seguito un dibattito tra i ministri che si è soffermato a grandi linee anche sul contrasto delle attività illecite nel settore dei Giochi.

Il movimento dei “no-vax” ricorda molto i “no-slot”

Un’altra tematica affrontata è stata la campagna di vaccinazione e l’obbligo di Green Pass, che riguarda anche gli operatori di gioco e gli esercenti. Una menzione è stata fatta anche al movimento dei “no-vax”, l’ostacolo numero uno all’immunità di gregge raggiungibile mediante il vaccino. La comunità scientifica continua a sollecitare l’adesione alla campagna vaccinale e secondo quanto dichiarato a Repubblica da Walter Ricciardi, consulente del ministro alla Salute Roberto Speranza: “se raggiungiamo la copertura del 90 percento dei vaccinabili, cioè di chi ha più di 12 anni, ci mettiamo in sicurezza. Insieme al green pass ci porterebbe nella condizione di controllare con una certa tranquillità la circolazione del virus. Non lo eliminiamo ma la sua presenza sarebbe compatibile con la conduzione di una vita normale e con la tutela della salute”.

Nonostante ciò, il movimento dei “no-vax” non accenna a indebolire la propria resistenza alla campagna vaccinale, un antagonismo che ricorda proprio i movimenti di protesta contro il gioco d’azzardo, secondo i quali senza un'offerta di gioco “totale” si potrebbe liberare la comunità dal “Demone dell'azzardo”. Tra coloro che sono semplicemente contro la vaccinazione, ci sono anche i complottisti e medici obiettori di coscienza, i quali arrivano anche a pubblicare testi sulla facoltà di non vaccinarsi.

Granara: “Imporre i vaccini è una illegittimità costituzionale”

La questione più controversa è quella del rifiuto dell’obbligo vaccinale e non del vaccino in sé. Questo ha già riguardato una minoranza di operatori sanitari, vincolati a sottoporsi al vaccino obbligatorio per esercitare la propria professione. La questione ha scatenato una battaglia legale avviata proprio dai sanitari. Sono circa 2.500 i professionisti, difesi dall’avvocato Daniele Granara, che hanno presentato ricorso ai Tar di varie regioni in tutta Italia.

Secondo quanto dichiarato dallo stesso Granara a IlSole24Ore: “Il ricorso è una battaglia di civiltà contro l’illegittimità costituzionale” di imporre la vaccinazioni come requisito stesso per poter lavorare. Non è giusto che chi non accede all'obbligo vaccinale sia privato del posto di lavoro e del reddito necessario al mantenimento di sé e della sua famiglia”. Il consulente Ricciardi, poi, illustra una posizione alquanto interessante: “Estendendo il green pass a tutti si potrebbe anche evitare anche di imporre l'obbligo vaccinale perché arriveremmo comunque a coperture elevatissime. Tuttavia, se dovessero emergere varianti ancora più preoccupanti si potrà tenere come arma di riserva l'obbligo del vaccino”.

Sebbene grazie alla scienza un ritorno alla normalità è quantomeno auspicabile, lo stesso non può dirsi per il settore del gioco pubblico. La normalità, per il settore, non è mai esistita e il ritorno alla periodo pre-Covid vorrebbe dire tornare alle solite problematiche e, quindi, anche ai movimenti “no-slot”, di cui in questo periodo non si è più sentito parlare. Una nuova consapevolezza ha invece preso piede, e cioè l’importanza di sconfiggere il gioco illegale, che solo una rete di gioco statale può combattere. Dunque la nuova normalità del gioco pubblico dovrà necessariamente fare rima con la sostenibilità.

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