Serve coraggio per far ripartire i pubblici esercizi e il settore del gioco

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by Lamberto Rinaldi
3 months ago 0 539
Gaminginsider-News-Roberto Calugi direttore generale di Fipe

Lo ha affermato Roberto Calugi, DG di Fipe, in udienza alla Commissione Bilancio della Camera.

Un nuovo ciclo di riforme strutturali, che vada dalla ristorazione ai servizi del turismo, e una vasta campagna di aiuti economici per chi, nel corso di questa emergenza Covid-19, ha perso lavoro e soldi. Due fari, due bussole, due obiettivi nel mirino della Fipe, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi.

È questa la strada che deve intraprendere il mondo della politica per far fronte alle esigenze di un comparto, quello dei settori pubblici, che prima della pandemia globale contava la bellezza di oltre 330 mila imprese, 90 miliardi di fatturato e più di un milione di lavoratori. Un comparto, soprattutto, che oggi rischia la chiusura, avendo già perso, in appena tre mesi, qualcosa come 34 miliardi di euro, facendo traballare le certezze di 350 mila posti di lavoro (80mila riguardano direttamente il settore dei giochi pubblici) e 50 mila imprese.

Per questo motivo, all'udienza della Commissione Bilancio della Camera, che doveva decidere sul Decreto Rilancio, è intervenuto direttamente Roberto Calugi, direttore generale di Fipe, che ha confermato come il settore dei pubblici esercizi sia uscito devastato, in maniera particolare quello dei giochi legali. Gli aiuti previsti fino questo momento, ha fatto notare il referente, hanno inoltre disatteso le intenzioni dei legislatori stessi, dal momento che meno di un terzo dei lavoratori è riuscito effettivamente a raggiungere i contributi di integrazione salariale e di cassa in deroga. Erano 400 miliardi i soldi attesi sul Dl Liquidità, ma a oggi ne risultano erogati meno di 20, con un unico, e triste, risultato: collaboratori, lavoratori e imprenditori assolutamente allo stremo.

Il quadro non sembra rasserenarsi con l’avvento della Fase Due, durante la quale molti esercizi non sono riusciti ad aprire, mentre quelli più coraggiosi hanno comunque fatto registrare un calo del 69,4% di fatturato. Ecco che Calugi ha chiesto allora più coraggio e più aiuti nei confronti di chi è stato chiuso per DPCM, dal momento che deve aver diritto a contributi a fondo perduto non solo per il mese di aprile ma anche per marzo e maggio.

L’altra richiesta della Fipe è quella di iniziare a lavorare sulla struttura stessa del settore, mettendo in atto forme di rinegoziazione dei canoni di locazione, adeguandoli alla realtà del dopo Covid, e aiutando gli imprenditori a mantenere alti i livelli occupazionali e non perdere professionalità.

Un difficile gioco a incastri, visti i vincoli di bilancio e gli standard economici entro cui bisogna muoversi. Ma serve un sacrificio ulteriore, una forma di coraggio nuova. Il rischio è quello di perdere un tessuto imprenditoriale, quello dei pubblici esercizi, che è linfa vitale per tutta la nostra penisola.

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