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by Massimiliano Riverso
Aggiornato: 1 mese fa 117
Gaminginsider-News-Sigma Week Malta 2021

Qualche giorno fa, nel corso della Sigma Week tenutasi a Malta, si è svolto un panel dal titolo “Pubblicità: la regolamentazione può salvare l’industria degli affiliati o la può uccidere?”.

Molti sono stati i temi trattati, tra cui quello del divieto della pubblicità del gioco in Italia, tendenza che si sta diffondendo in tutti quei paesi che la usano come modello. Si è poi accennato all’idea di una licenza per gli affiliati, introdotta nel Regno Unito, che nel nostro paese sarebbe tuttavia difficilmente attuabile. Infine, si è parlato della collaborazione tra operatori come elemento indispensabile per il contrasto del gioco illegale e patologico.

Il divieto della pubblicità del gioco è un “paradosso italiano”

Quirino Mancini, legale esperto di gaming ha parlato del cosiddetto “paradosso italiano” e cioè il vietare qualsiasi forma di pubblicità nel gioco d’azzardo. Questo ha creato inevitabili squilibri sul mercato e ha compromesso anche tutte quelle società sportive che traevano profitto da tali sponsorizzazioni, le quali gli erano indispensabili per poter tirare avanti. Come se non bastasse, si è dato spazio ad altre attività quali quelle delle criptovalute e del trading. Nonostante esse siano fuori da ogni regolamentazione, col tempo sono diventate sponsor di importanti società di calcio o di altri sport.

Il modello italiano di regolamentazione del gaming per anni è stato fonte di ispirazione per molti. Negli ultimi anni, però, è stata proprio l’Italia a fare da apripista alla tendenza che impone forti restrizioni alla pubblicità del gioco. Queste dinamiche si stanno diffondendo in Europa e nel mondo, anche se in maniera meno incisiva rispetto al modello italiano. Una domanda a questo punto sorge spontanea. Ci si chiede, in particolare, cosa succederà in quei paesi in cui si stanno introducendo queste restrizioni soltanto adesso.

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Regno Unito divieti meno severi, si pensa a licenze per affiliati

Come abbiamo accennato, la situazione negli altri paesi non è altrettanto critica come in Italia. Lo ha spiegato Susan Breen, partner di Mishcon de Reya e da Jason Chees, partner di Wiggin. Nel Regno Unito, ad esempio, sono state introdotte delle restrizioni sulla pubblicità del gioco, senza tralasciare le sponsorizzazioni, ma con un approccio molto più moderato. Al momento, inoltre, si sta cercando di coinvolgere anche l’Asa, l’autorità che si occupa della pubblicità, al fine di estendere questa regolamentazione anche ai media.

Nel Regno Unito si sta pensando anche di rilasciare delle licenze agli affiliati, proposta che ha visto opinioni divergenti. Luis Carvalho, consulente legale senior di Cleveland Advertising, è del parere che una licenza potrebbe rappresentare un’opportunità. Egli si dimostra favorevole ad una responsabilizzazione di tutti gli attori che intervengono sul fenomeno, riferendosi in particolare alle media company. Per quanto riguarda l’idea di una licenza per gli affiliati in Italia, Quirino Mancini afferma che l’idea sarebbe giusta ma il problema risiede nella sua attuazione e praticabilità. In Italia si dovrebbe intervenire con una legge primaria seguita da una serie di provvedimenti attuativi. Dato che gli affiliati non sono degli operatori di gioco (consulta la lista dei casinò online con licenza in Italia), il rilascio di queste licenze non spetterebbe ad Adm.

Collaborazione tra operatori necessaria per limitare il gioco illegale

Nel corso della Sigma Week, nel panel di apertura di Sigma Europe: ‘Malta 2022 and ahead’, si sono toccate anche tematiche importanti quali il gioco patologico e illegale. Carl Brincat, amministratore delegato della Malta Gaming Authority, ha ribadito l’importanza di una collaborazione tra i vari regolatori nazionali al fine di attuare delle regolamentazioni che mettano a tacere le numerose attività illecite nel settore. Molti operatori si stanno impegnando sempre più per diffondere la cultura del gioco responsabile. Brincat ha concluso ribadendo che se si vuole raggiungere un equilibrio tra gioco responsabile e ricavi bisogna avere buoni operatori sul mercato.

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