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by Silvia Urso
Aggiornato: 1 mese fa 86
Gaminginsider-News-Poker Online Marco Trucco

Marco Trucco, pioniere del poker online, ha condiviso un suo pensiero nella rubrica “A carte scoperte” per la rivista Gioco News. Il tema è alquanto scottante, ovvero il proibizionismo relativo al mondo del gioco d’azzardo e la cosiddetta “difesa d’ufficio del gioco” messa in atto da sempre ma che a lungo andare potrebbe rivelarsi controproducente.

Il pensiero avanzato nell’articolo prende in esame la realtà del gioco, un mondo alquanto difficile e articolato, che nessuno ha mai pensato di difendere a spada tratta. Secondo Trucco, nessuno ha mai avuto il coraggio di affermare che “una società basata sull’azzardo è meglio di una basata sul lavoro” o ancora che “il gioco dovrebbe essere completamente detassato”, “poker e scommesse dovrebbero essere spese incentivate” e anche che “il problema del gioco patologico non esiste al di fuori delle slot e dei gratta e vinci”. Così come il parere di coloro che si oppongono ai vaccini nel corso di una pandemia, anche queste affermazioni potrebbero sembrare a primo acchito folli o immorali, ma troverebbero comunque una giustificazione se sapientemente incanalate nell’opinione pubblica.

Difesa d’ufficio del gioco controproducente a lungo andare

Secondo Trucco, quello che attualmente sta accadendo nel mondo del gioco è una “difesa d’ufficio” che concede qualche soddisfazione ai proibizionisti, per dimostrarsi ragionevoli e responsabili, con l’unico scopo di continuare a guadagnare incassando ogni volta un colpo minimo. Questa strategia, però, può dimostrarsi controproducente in quanto “i danni si accumulano, gli effetti si moltiplicano, e il risultato è la famosa rana bollita”. Quello di cui avrebbe bisogno il mondo del gioco è una personalità che sappia imporsi a suon di provocazioni, senza preoccuparsi di andare contro la maggioranza, ma capace di orientare l’opinione pubblica verso una considerazione positiva di quello che si rivela essere il gioco.

Gioco attaccato alle fondamenta, associato a trasgressione e ribellione

Il gioco da sempre gode di un’accezione negativa, nata dall’esagerazione ed esasperazione della propria realtà limite, alla quale molti giocatori si avvicinano. Questa realtà, tuttavia, non rappresenta la totalità del mondo del gioco, ed è proprio questo che risulta difficile da comprendere per l’opinione pubblica. Quello che succede il più delle volte è “osare e attaccare la noiosa dottrina del ‘gioco cattivo’ alle fondamenta e associarlo invece al valore della trasgressione, della ribellione (al “mainstream” ovviamente) del conflitto sociale e ideale che diventa motivo di orgoglio”.

Trucco conclude poi con una provocazione, citando due volumi “eretici” che vanno contro il pensiero unico, per maggiori spunti di riflessione: Reuven Brenner, “Gambling and Speculation: A Theory, a History, and a Future of some Human Decisions” (Cambridge University Press, 1990), un secondo più recente di Joseph Buchdahl “Squares and Sharps, Suckers and Sharks: The Science, Psychology & Philosophy of Gambling (High Stakes, 2016).

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