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by Silvia Urso
Aggiornato: 1 mese fa 1235
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Il gioco pubblico è sempre al centro del dibattito in Italia e lo è di più negli scorsi giorni. A Roma, nelle stanze del Senato, c’è stata la presentazione de “Il Gioco pubblico in Italia: riordino, questione territoriale e cortocircuiti istituzionali”, libro-storia pubblicato da Geronimo Cardia, presidente dell’Associazione ACADI. Il libro è la fotografia dell’ultimo quarto di secolo di gioco e in esso si affrontano, punto per punto, tutti quei temi che negli ultimi anni hanno tenuto banco e hanno ravvivato il dibattito.

Con Cardia hanno partecipato al tavolo di presentazione altri esponenti della filiera ed estranei alla stessa ma comunque collegati al sistema gioco. Cardia ha tenuto a precisare, nel suo intervento in Senato, che il problema territoriale è il nocciolo della questione poiché da esso derivano tutta una serie di questioni e problematiche ulteriori. Il principio però è comunque: “Il problema è nelle norme sbagliate che investono solo alcune tipologie di giochi. Siamo in battaglia aperta contro i cortocircuiti istituzionali” – ha detto.

Nella presentazione ha preso la parola, tra gli altri, Emmanuele Cangianelli di EGP-Fipe, in rappresentanza di Confcommercio, focalizzandosi sui distanziometri e le limitazioni orarie, norme ritenute superate perché incapaci di sortire effetti sui giocatori, men che meno sui giocatori a rischio ed anzi colpevoli – a suo dire – di favorire il proliferare ormai incontrollato dei circuiti illegali e di una serie di dinamiche di malfunzionamento evidenti quanto chiare: “C’è necessità di un atto politico che chiarisca tutto. E soprattutto va data importanza ai dati di oggi, non quelli di ieri, per sistemare la matassa”. È chiaro che il tempo è passato e l’assenza di un piano di riordino organico non ha comunque modificato scenari ormai completamente differenti. Il punto di partenza sono sempre gli operatori della filiera, da coinvolgere attivamente per raggiungere un equilibrio.

Tra gli interventi menzione particolare merita quello di Armando Iaccarino di As.Tro, secondo il quale le misure del 2017 sono ormai superate e la regolamentazione ha “necessità di equilibri e razionalizzazioni su tutto il territorio di modo da tutelare l’attività dei soggetti operanti nel settore e la copertura di una domanda maggiormente crescente”. Il tutto con una chiara condanna del proibizionismo, che non ha prodotto risultati bensì catastrofi.

In conclusione, è intervenuto Mario Lollobrigida dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, secondo cui le misure e gli accordi raggiunti in Conferenza Unificata non siano più un solido punto di partenza e confermare quelle misure “sarebbe un errore su tutta la linea”.

La voce è univoca ed inequivoca: basta giostre e montagne russe per un settore che ha contribuito e contribuisce alle casse dello Stato Italiano.

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