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by Massimiliano Riverso
Aggiornato: 1 settimana fa 32
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L'ultimo Decreto Legge presentato dallo Stato ha indicato, finalmente, una data di riapertura per il settore del gioco legale in Italia. Dal 1° luglio sale giochi, sale scommesse e bingo potranno riaprire al pubblico, pur rispettando (ovviamente) le norme di sicurezza per evitare la diffusione del contagio del Covid-19. Nonostante un piccolo ritorno alla normalità, non si possono certo dimenticare gli oltre 300 giorni di chiusura dell'intero comparto, che ha messo in ginocchio aziende e lavoratori in tutto il Paese. Soltanto il blocco dei licenziamenti ha evitato che l'intera filiera giungesse al collasso.

A tal proposito, la Cgia di Mestre, attraverso il lavoro del ricercatore Andrea Vavolo, ha pubblicato uno studio riguardante la situazione attuale dell'intero comparto del gioco legale. Come confermato dai dati, nonostante il periodo di crisi economica, la presenza della Cassa Integrazione e del blocco licenziamenti, hanno permesso all'intero settore di tenere botta. Il comparto del gioco è uno di quelli che ha subito e sta subendo il periodo di sospensione più lungo: ciò ha determinato una serie di cessazioni che superano il blocco dei licenziamenti tuttora in atto. Situazione a cui si sommano gli effetti delle leggi regionali, che, se non modificate, in alcuni territori non consentiranno alle imprese di riaprire dopo il lockdown, o al massimo per pochi mesi.

Guadagni in calo, i danni della Pandemia al settore del gioco

Per farci un'idea di quanto la Pandemia abbia colpito il settore del gioco, si può fare riferimento allo studio pubblicato dalla Cgia di Mestre dedicato a “Il settore del gioco lecito - Comparto degli apparecchi con vincita in denaro in Piemonte”.

L'analisi prende in considerazione i dati dell'anno 2015, comparandoli con i numeri dello stop fino al termine del 2020. In particolare per Awp e Vlt, i modelli presentati registrano una riduzione del fatturato da 100 a 30, della raccolta a 43 e del gettito erariale a 65, con una tenuta sorretta dagli inasprimenti delle aliquote del Preu. A causa dei periodi di sospensione dell’attività dovuti all’emergenza Covid gli operatori del settore hanno subito gravissime contrazioni del fatturato, con una media del 46%.

Un settore da salvare: il gioco vale l'1% del Pil italiano

Per quanto riguarda la situazione dell'occupazione relativa al settore del gioco, il professor Paolo Feltrin, direttore dell'Istituto Tolomeo Studi e ricerche, ha stilato un rapporto che spiega quali siano le differenze rispetto all'era pre Covid. “Non stiamo parlando di una nicchia – esordisce il Prof. Feltrin -, ma di un settore rilevante, visto che il comparto del gioco equivale all'1% del Pil italiano. Con un valore aggiunto di 15 miliardi e mezzo compreso l'indotto”.

L'esperto poi spiega: “Una parte dei lavoratori del settore del gioco è calcolata come Ula - unità di lavoro standard, per la quale tutte le persone vengono ricalcolate sulla base di un orario standard di 8 ore per 5 giorni alla settimana per 12 mesi l'anno –, una misura statistica usata dall'Unione europea e dall'Istat per tener conto di tutti i lavoratori discontinui. Tipici del comparto del gioco, che comprende anche bar, tabaccherie ed altre attività del genere, e caratteristica che genera problemi di fonti di dati, a seconda di come vengono 'calcolate' le persone.

Quindi, tutte le forze lavoro vengono ricondotte ad un'unità di lavoro standard, come se fossero tutti lavoratori a tempo pieno per 12 mesi l'anno. Tenendo conto di questo, nel gioco ci sono 78.500 Ula, compresi gli indiretti, i lavoratori riconducibili a provider, gestori, produttori, che coincidono con circa 197mila persone”.

Per quanto riguarda il gioco online, settore che comprende casinò online e scommesse sportive, non si possono fare stime certe su quanto esso produca in termini di reddito per gli occupati. Ciò che è sicuro è la crescita esponenziale del settore, che fra il 2013 e il 2019 era aumentato del 250%. Con ogni probabilità, con i prossimi dati relativi a 2020 e 2021, l'aumento sarà al 500%.

Delineati, invece, i numeri relativi alla distribuzione sul territorio nazionale di Awp e Vlt. I giochi e le slot sono dislocati in oltre 56mila esercizi in Italia, la maggior parte di esse in bar. Un vero e proprio patrimonio da tutelare, ancora di più, se possibile, alla luce della crisi generata dall'emergenza Covid, e della perdurante chiusura del settore.

I dati dell'Inps preoccupano, occupazione in diminuzione: -7,6% per il settore dell'intrattenimento

Il rapporto sul Mercato del Lavoro 2020 pubblicato dall'Inps fotografa quella che è la situazione della filiera dell'intrattenimento, nel quale si può includere anche il gioco legale, facendo un confronto con le altre categorie di lavoro fermate dal lockdown. I settori più penalizzati nello scorso anno sono alberghi e ristorazione, industria in senso stretto, commercio, attività immobiliari, professionali e servizi alle imprese, per i quali la riduzione riguarda soprattutto l'impiego di giovani.

Nel dettaglio, nel periodo che va da marzo a maggio 2020, la riduzione del personale a tempo determinato ha riguardato il 6,6% delle imprese, quota salita al 7,5% fra giugno e novembre, interessando maggiormente i settori delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento e le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, dove circa un quinto delle imprese ha ridotto il personale a termine. La quota dei lavoratori in smart working, nelle imprese che hanno attivato il lavoro a distanza, per le attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento passa dal 5% di gennaio-febbraio 2020 al 48,3% di marzo-aprile 2020; per poi scendere al 39,1% fra gennaio e marzo 2021.

L'Inps riporta che nel settore terziario l'occupazione è diminuita (-2,3%) più che nell’industria (-0,4%), registrando diminuzioni maggiori nei servizi di alloggio e di ristorazione (-10,1%) e nelle attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (-7,6%). Questi ultimi due settori, i più colpiti dall'emergenza sanitaria e dal crollo del turismo, hanno risentito anche di una forte riduzione occupazionale caratterizzata da rapporti lavorativi a tempo determinato, di media o breve durante.

Infine vale la pena dare uno sguardo alle attività economiche che hanno totalizzato il numero maggiore di cassa integrazione. Stando ai dati diffusi dall'Inps, nel periodo che va dal 1° aprile 2020 al al 31 marzo 2021, a causa dell'emergenza sanitaria, l'erogazione totale è stata pari a 5.016,7 milioni, di cui: 2.259,5 milioni di Cig ordinaria, 1.728,4 milioni per l'assegno ordinario dei fondi di solidarietà e 1.028,8 milioni di Cig in deroga.

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