Quanto perde lo Stato dal gioco per ogni mese di lockdown?

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by Massimiliano Riverso
1 month ago 0 931
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Dall'Europa all'Asia, passando per l'America, per il mondo del gioco sono tempi duri, di lockdown generale a causa dell’emergenza del Coronavirus. I luoghi fisici, ormai ad ogni latitudine, sono fermi.

In Italia, eccezion fatta per i Gratta&Vinci e in attesa della Fase 2 per il gioco d'azzardo, sono fermi anche i concorsi a lotteria. Il gioco online cresce, pur nella magrezza dei palinsesti delle scommesse sportive e lascia spazio agli eSports. Ma il quadro non è quello dei migliori, come confermano anche le nostre proiezioni sul futuro del gioco terrestre e online.

L’intera industria del gioco ha già fatto slittare tutti i suoi eventi, alla pari di altre industrie, come quella calcistica, tennistica e chi più ne ha, più ne metta. In Italia la situazione è andata poi via via peggiorando. Ora, con le nuove disposizioni adottate fino al prossimo tre maggio, sono sorti altri problemi. Quelli legati al gioco riguardano anche, direttamente, l’Erario e le casse dello Stato.

Difatti, dal Conto Riassuntivo del Tesoro, relativo al primo bimestre del 2020, le entrate per lo stato dal gioco superavano gli 1,4 miliardi di euro (1 miliardo dai soli apparecchi). Di questi passi è possibile avanzare delle ipotesi: la perdita stimata, per le casse dello Stato, è di circa 750 milioni di euro per ogni mese di lockdown. L’ha reso noto l’Osservatorio su giochi, legalità e patologie di Eurispes.

Oggi in Italia si parla sempre più di ripartenza e riapertura, a “scaglioni”. Il Comitato tecnico-scientifico (CTS) col supporto del governo lavora a varie ipotesi e fa ovviamente le sue valutazioni. Parte del match si gioca proprio su questo: la struttura degli esercizi, l’ampiezza e l’organizzazione interna saranno elementi fondamentali “a discriminare” tra chi aprirà subito e chi invece dovrà attendere. La certezza è che questa “fase 2” è a tempo indeterminato: può durate tanto qualche mese, tanto qualche anno.

Gli esercizi di gioco, che già hanno pagato dazio, continueranno a pagare praticamente fino a quando non saranno operativi nuovi standard di sicurezza, con la garanzia del distanziamento sociale tra le persone. Molti piccoli esercizi chiuderanno i battenti probabilmente. E tante imprese, grandi e piccole, oggi vedono i loro guadagni azzerati e valutano nuove prospettive per il futuro del gioco. Mentre l’Agenzia dei Monopoli (ADM) dovrà necessariamente valutare delle linee guida a testimonianza di una realtà mutata.

Il già citato Osservatorio dell'Eurispes, diretto dagli avvocati Chiara Sambadi e Andrea Strata, prova a dare il suo contributo. Ed è da subito a lavoro per la stesura di un “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli esercizi in cui si svolge il gioco pubblico”. Un primissimo tentativo di dare forma a questa “nuova fase”, sperando in un confronto che diventi sempre costruttivo tra Stato e imprese di settore. Per il bene dell’Erario e dell’industria ma soprattutto della persona, la vera risorsa di entrambi.

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