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by Massimiliano Riverso
Aggiornato: 2 settimane fa 46
Gaminginsider-News-Stadio Vuoto Crisi Calcio

L’epidemia da Coronavirus ha cambiato le vite di tutti noi, toccando anche il mondo del pallone. Lo stadio è il luogo dove gli abbracci, l’esultanza e l’aggregazione sono un nucleo. Adesso, però, molte circostanze si sono “snaturare” e gli stadi sono diventati ambienti malinconici.

Il dubbio che tocca molti appassionati sportivi è: cosa significa il lockdown del calcio per gli spettatori? Il tempo talvolta ci passa davanti, in modo fulmineo, senza cogliere la nostra attenzione. Sembra sia passata una vita da quando il pubblico riempiva gli stadi della Premier League e ad oggi le certezze sulla riapertura sono ignote.

Il rinforzo numero 12 e l’ascesa dell’Aston Villa

Nella Bundesliga, il campionato di calcio più importante in Germania, è quasi impossibile che un calciatore indossi la maglia numero 12. Il dodici rappresenta, oltre che una tradizione, un supporto. I tedeschi riservano al pubblico il numero 12 e qualsiasi sportivo professionista riconosce il valore del tifoso. Ma da quando il mondo ha aperto le porte alla pandemia sappiamo benissimo che il 12° uomo è costretto a stare a casa, lontano dal posto del cuore e lontano dalla sua fede sportiva. È un anno che gli stadi vivono il vuoto.

Come molte altre competizioni, anche la Premier League inglese si è fermata. Il campionato inglese è ripreso a metà giugno e la stagione si è chiusa velocemente.

L’assenza del pubblico porta a più gol?

Secondo uno studio condotto dalla BBC, le prime 38 partite della stagione 2020/2021 hanno registrato 144 gol (40 in più rispetto alla scorsa stagione). A confermare questo dato è anche la media gol per partita, pari a 3,79, la più alta dal 1930. Una ripresa positiva riguarda, ad esempio, la sfida tra l'Aston Villa e Liverpool che si è risolta a favore della squadra di Dean Smith con un tassativo 7-2. Un risultato soddisfacente per i Villians, visto che l’anno precedente avevano quasi rischiato la retrocessione. Il Tottenham Hotspur, invece, ha battuto 6-1 il Manchester United all’Old Trafford. Alla luce di ciò, la tifoseria influisce con la performance dei giocatori?

La BBC ha deciso dunque di puntare riflettori sulla questione, chiedendo a Michael Keane (difensore dell'Everton e della nazionale inglese, ndr) come mai ci siano stati così tanti gol in questo periodo. Keane ha affermato che – probabilmente – l’assenza del pubblico potrebbe aver agevolato, dando più libertà agli attaccanti di provare cose che magari avrebbero escluso a causa della pressione.

D’altro canto alcuni addetti ai lavori hanno asserito che il pubblico aumenta l’energia della squadra, soprattutto per i difensori, in quanto suggerisce una maggiore concentrazione. “I fan ampliano i tuoi sensi, aumentano l’intensità della tua reazione muscolare. Ha una grossa influenza sulla testa dei giocatori, direi fino addirittura al 20%”, ha dichiarato Carlos Carvalhal, l’ex manager di Sheffield Wednesday e Swansea City. Lo psicologo sportivo Michael Caulfield ha appoggiato il concetto precedente, dichiarando: “Il calcio è un gioco basato sul pericolo, sulla paura, e questo è scomparso con l’assenza del pubblico negli stadi”.

L’analisi di The World Game

È plausibile pensare che lo stadio vuoto influenzi in modo positivo la padrona di casa. Secondo quanto analizzato da The World Game, però, questa ideologia è tutt’altro che opposta. Per dimostrare ciò, il sito ha preso in considerazione le partite di Premier League giocate tra giugno e ottobre 2020, a porte chiuse, confrontandole con le gare precedenti del campionato. Difatti, dopo il lockdown, le squadre casalinghe hanno vinto il 46,2% delle partite (rispetto al 45,4% dello stesso periodo precedente). Nel calcio pre-lockdown – quando si poteva gustare la gioia dal vivo – le squadre in trasferta hanno vinto solo il 27,6% delle gare. Con stadi chiusi al pubblico questa percentuale è aumentata del 36,9%.

Il calcio è la sola religione del mondo”, afferma il cantautore italiano Brunori Sas.

Da questa affermazione, possiamo dire che una delle tante ragioni per cui il calcio rimane uno sport così popolare sta nell’abilità di unire le comunità e le persone. Sostenere la squadra del cuore è un impegno, una costante emozionale. Al di là della vittoria e della sconfitta. Alcuni appassionati di calcio seguono la loro squadra con una passione intensa e l’improvviso cambiamento scaturito dall’emergenza sanitaria ha – certamente – avuto un impatto negativo sullo stato mentale. “Il calcio può farti evadere dalla tua realtà. Se lo togli, se togli quella botta di adrenalina, potresti dover affrontare qualcosa che è nella tua testa ma non riesci a capire. Molte persone potrebbero non avere gli strumenti per affrontare questa situazione”, ha raccontato l’esperto di salute mentale nel calcio Kevin George.

Anche Jack Lawrence, abbonato al Southend United, si è espresso alla BBC: “Penso che il senso di comunità e di amicizia alla base del seguire la tua squadra siano importanti. Quando arriva il sabato, ti dimentichi di tutto ciò che succede nella tua vita e tifi la tua squadra per 90 minuti. È così importante per la salute mentale della gente, ed ecco perché è importante che gli stadi riaprano il prima possibile”.

John Gibbons, Head of Partnerships del podcast Anfield Wrap, a tal proposito ha parlato a Football Critic e ha sostenuto che il calcio fa parte dell’identità delle persone e adesso “è una cosa che è stata portata via a tempo indeterminato. Nella migliore delle ipotesi crea ansia”.

Gibbons, invece, ha asserito: “Come molti, anche io grazie al calcio e alla mia squadra ho superato momento duri, e le persone con cui seguo le partite ci sono state nel momento del bisogno. Ora non ci sono, e questo è difficile per me. Dovremo trovare qualcosa per sostituire il calcio, ma in tempi di isolamento e distanza sociale, è difficile capire cosa”.

Prospettive future ed economia

Di certo non mancano i segnali di speranza, la campagna vaccinale promette bene e la popolazione – grazie all’immunizzazione – potrebbe ritornare a sognare tra gli spalti.

Alcune leghe stanno provando a riaprire gli stadi, seppur con misure ridotte. “Il calcio non è lo stesso senza il pubblico allo stadio, e l’economia del calcio è insostenibile senza”, ha affermato la Premier League in un comunicato ufficiale dello scorso settembre. I club di Premier League – e non solo – hanno subito perdite per £700 milioni e ad oggi il calcio perde più di £100 milioni mensili, compensati dalle partnership stabilite con i migliori siti di scommesse sportive.

Il calcio soffre anche il peso dell’economia: “Il calcio inglese è sull’orlo dell’abisso", - ha scritto Mark Ogden di ESPN. Entro Natale, alcuni dei club più antichi e meglio gestiti potrebbero chiudere i battenti, portati all’estinzione dall’impatto devastante della pandemia da coronavirus”. Ogden ha sottolineando quanto poco denaro provenga dalla Premier League ai club più piccoli, i cui budget sono chiaramente più limitati e molto più dipendenti dal botteghino. Questi club, ad esempio, sono “costretti” a spendere soldi per i test Covid-19 e, nel caso in cui si presentassero un paio di positività, si va incontro alla cancellazione di un match. Una perdita economica significativa.

Il Leyton Orient, a seguito della positività di alcuni atleti, ha dovuto rinunciare alla gara di Carabao Cup contro il Tottenham Hotspur. Ciò significa che il club ha perso circa £75.000 di diritti tv. “Nel mondo non certo ricco della EFL [English Football League], ogni sterlina risparmiata è una sterlina guadagnata”, scrive Ogden.

Mark Catlin, CEO del Portsmouth, ha invece affermato che “ci sarà un enorme effetto domino quando uno o due club spariranno”. Per questa ragione, secondo Catlin, altri club non saranno in grado di prendere il loro posto e arriverà il momento in cui chi è sopravvissuto alla crisi “si chiederà se abbia senso continuare”.

Oltre i sogni e le emozioni del calcio – in chiave conclusiva – il quesito da porsi non è tanto quando i tifosi potranno ritornare allo stadio, bensì se ci saranno ancora partite da guardare.

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