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by Massimiliano Riverso
Aggiornato: 3 settimane fa 64
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La zona bianca è stata un’illusione abbastanza fugace, più una delusione che altro. In Sardegna è durata pochissimo: giusto il tempo di proclamarla, dare il via libera, notare l’aumento dei contagi in ritardo e chiudere tutto. Nei poco più che venti giorni si è fatto ben poco di quanto promesso, anche nel mondo del gambling.

Il gioco in agenzia, sottoposto a durissime chiusure ormai da un anno salvo brevissime interruzioni, sperava di riaprire proprio con l’arrivo della zona bianca, che avrebbe consentito una graduale riapertura fino ad arrivare alla totalità del territorio nazionale per l’estate. Promesse disattese, sia dal governo Conte che da quello capitanato da Mario Draghi. La data simbolica del 4 marzo è stata abbondantemente superata, ora si spera nell’arrivo del mese di maggio. L’obiettivo è quello di tornare alla normalità in modo lento e graduale, ma almeno facendo passi in avanti. Meglio muoversi in una direzione lentamente che restare in fase di stallo, in un limbo, per mesi. Dal mondo del gambling si aspettano risposte su riaperture, ristori e sgravi fiscali. Le prime sono arrivate dal Comitato tecnico-scientifico e non sono annunciatrici di buone notizie.

Dopo la riunione avvenuta il 27 febbraio, il Cts è stato chiamato a rispondere anche ai pareri su sale da gioco, sale scommesse, bingo e casinò. Qual è il rischio di un’eventuale riapertura?

Secondo il comitato, il rischio è calcolabile su un livello medio-alto e dunque le misure di sicurezza rigide sono legittimate da dati scientifici. Il motivo? Nel documento firmato dal Cts si legge come gli indici di rischio siano motivati da alcuni fattori. Innanzitutto, la pericolosità derivata dall’aggregarsi di un numero considerevole di persone, in spazi spesso angusti e poco arieggiati. Nel documento si parla di “numerose evidenze di utilizzo di superfici di contatto promiscuo”. Un altro elemento - sostiene il Comitato tecnico-scientifico - è quello relativo all’impossibilità di garantire che tutti in un ambiente statico mantengano la mascherina ed evitino di consumare cibo, bevande e tabacco.

Inoltre, il Cts fa riferimento anche agli altri Paesi, legittimando le decisioni di chiusure ancora più aspre. “Le attività di gioco” - si legge - “risultano quelle oggetto di maggiori cautele”. L’unica speranza, dunque, è quella del vaccino. Una speranza molto flebile, visto che la campagna vaccinale italiana procede a rilento tra dubbi e polemiche. La speranza per i prossimi mesi è quella dell’istituzione del passaporto vaccinale, una sorta di lasciapassare elettronico che valga non solo per i viaggi ma anche per negozi, cinema, teatri e sale da gioco, agenzie di scommesse e casinò. Israele ha già varato questo piano dopo aver vaccinato la popolazione, in Italia è poco più che un’idea, una bozza. Il mondo del gioco, però, ha bisogno di fatti.

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